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LA FESTA DELLE INTUSSE DI ITIELI

Fotografie di Mauro Nori e Roberto Pileri
Il piccolo paese di Itieli, frazione del Comune di Narni, e un centinaio di residenti, celebra da tempo immemorabile la festa del patrono San Nicola in maggio.
Oltre all’aspetto religioso, l’organizzazione della festa che si base essenzialmente sul volontariato degli abitanti, rivolge le proprie energie alla realizzazione delle ciambelle (pano rituali) e alla realizzazione delle “Intusse” (fiaccole fatte con legno di pino e realizzate da ciascun partecipante, molto alte e con una forma particolarissima, quella di un cono rovesciato, che richiama antichi riti pagani in cui il fuoco ricopriva un ruolo essenziale per la celebrazione dell'arrivo della bella stagione) per la processione notturna il giorno della festa del Santo.
Le ciambelle (“ciammelle” nel dialetto locale) si preparano artigianalmente i due giorni precedenti la festa: agli uomini spetta il compito di impastare a mano nelle madie e di preparare i forni di cottura a legna, le donne puliscono l’anice, modellano le ciambelle le fanno bollire per cuocerle poi nel forno. Sono ancora le donne ad imbustare più di 1200 pani per la distribuzione a tutti i partecipanti alla processione notturna delle Intusse.
La ciambella, la cui precisa ricetta è custodita dalle donne più anziane, è un prodotto a base di farina, lievito, olio, anice, acqua, sale e vino: la procedura di realizzazione che, dopo l’impasto degli ingredienti siano messe a lievitare, quindi lessate ed infine cotte al forno a legna.
Il terzo sabato di maggio gli uomini sono impegnati alla realizzazione delle Intusse da distribuire per la processione notturna intorno al colle del Censo. A tutti i partecipanti la processione verranno consegnate le ciambelle, ma il giorno successivo i festaroli si preoccuperanno di distribuirle a malati ed infermi che non hanno potuto partecipare alla cerimonia.
La festa si conclude la domenica con una messa ed una processione in onore del santo .

Il momento della produzione delle ciambelle rituali e delle intusse genera un forte legame tra i vari volontari, che trovandosi a condividere nei medesimi spazi le stesse attività, danno vita a forti espressioni di complicità e confidenza. L’impegno tutto volontario posto dalla popolazione di Itieli, consapevoli di essere gli ultimi custodi di una tradizione antichissima, fa si che queste ritualità conservino il carattere antico che altri castelli vicini, nella così detta Valle dei Fuochi; hanno perso.
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